Sette “Storie di Natale” dagli scrittori di Sellerio

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Arriverà in libreria il prossimo 24 novembre, pubblicata da Sellerio, l’antologia “Storie di Natale”, che riunisce i racconti di sette scrittori fra i più amati della casa editrice siciliana: Giosuè Calaciura, Andrea Camilleri, Francesco M. Cataluccio, Alicia Giménez-Bartlett, Antonio Manzini, Francesco Recami, Fabio Stassi. Un regalo ideale per chi ama la lettura, ma non si accontenta di libri convenzionali e banali.

L’operazione editoriale natalizia segue le orme delle raccolte “Un Natale in giallo” (2011) e “Regalo di Natale” (2013), ma si distacca per questa volta dal genere giallo. Misurandosi con il tema del Natale, gli autori coinvolti danno alla luce storie fuori dall’ordinario, non necessariamente di buoni sentimenti, che riserveranno al lettore non poche sorprese. Favole natalizie, storie malinconiche e di solitudine, ma anche di amicizia e di allegria, di regali mancati e di interni familiari, tutte illuminate da scritture che al di là dell’occasione confermano la grandezza di sette narratori di oggi.

La storia della letteratura, del resto, è piena di racconti di Natale. Tanti sono stati gli autori che hanno narrato a proprio modo questa festa cristiana e pagana insieme: da Charles Dickens, scrittore natalizio per eccellenza, a Truman Capote, Mark Twain, Francis Scott Fitzgerald, O. Henry, Dylan Thomas, Agatha Christie, Lev Tolstoj, Hans Christian Andersen, Anton Cechov, Guy de Maupassant, Fedor Dostoevskij, Nikolaj Gogol’, agli italiani Carlo Collodi, Edmondo De Amicis, Grazia Deledda, Salvatore Di Giacomo, Antonio Fogazzaro, Giovanni Pascoli, Luigi Pirandello, Dino Buzzati, Italo Calvino, e perfino scrittori di fantascienza come Ray Bradbury.

Durante l’Ottocento la strenna di fine anno portava nelle case della borghesia cittadina i racconti di Natale, scritti d’occasione commissionati a grandi autori. Si trattava di letteratura di consumo, figlia dei vecchi lunari e dei vecchi almanacchi popolari che portavano nelle case contadine un po’ di sapere popolaresco e un po’ di edificazione, ma confezionata con cura ed eleganza, a esibire insieme il distacco da un passato povero e l’avvento della cultura nelle giornate delle classi nuove. La “letteratura natalizia” era lo specchio delle classi medie urbane, di cui rifletteva il mondo, le preferenze, i gusti, le tendenze.

Pur nell’ambito della creazione occasionale, emergeva il tratto originale dell’autore, il tocco del genio, e sullo sfondo edificante e consolatorio adatto alla circostanza festiva, non mancava il rilievo del dramma, della critica, del negativo. Secondo la tendenza e il momento, il racconto di Natale poteva prendere il verso dell’horror e del noir, dell’iconoclastia comico-satirica e della bohème, della critica sociale e del moralismo progressista, oppure, semplicemente, restare nel solco della poetica del focolare e della sua un po’ malinconica sicurezza. Tutto finì, improvvisamente com’era nato, all’entrata del Novecento. Il nuovo secolo e la sua società di massa conoscevano altri lussi e altri consumi.

Una grande conchiglia sonante è il simbolo del Natale di Tridicino, pescatore di Vigàta, nella storia di Andrea Camilleri, decisamente mitico-mediterranea, in contrasto con lo spirito fiabesco e invernale. Anche i racconti che seguono parlano di Natali straordinari e fuori dai migliori (o dai peggiori e più comuni) sentimenti. Quello di Giosuè Calaciura è un racconto morale sulla diversità e sulla sua conciliante poesia. Antonio Manzini intreccia una Vigilia beffarda ai danni di un poveraccio vittima dell’ingiustizia di classe e dell’amore. L’eroe natalizio di Fabio Stassi è un detenuto in trasferimento verso un’isola. In un laboratorio misterioso nel mare greco si svolge l’avventura onirico-virtuale inventata da Francesco M. Cataluccio. Il pranzo di Natale nell’autogrill isolato nella neve è comico, assurdo e cinicamente ironico, specchio autentico dell’umanità come è per Francesco Recami. Alicia Giménez-Bartlett rappresenta un Natale borderline, claustrofobico, come può essere quello con la sola compagnia casuale di una fanatica religiosa.

Così “Storie di Natale” forma un campionario molto vario delle versioni possibili del classico racconto: un Natale che persiste perché non può che resistere nel desiderio di ognuno, ma si sfilaccia, si deforma, si modella sulle vite d’oggi.

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